Sito del Comune di San Paolo . Pagus farraticanus . Farro . Parco dello Strone


Sito del Comune di San Paolo . Pagus farraticanus . Farro . Parco dello Strone . Amici del Laghetto

Il Comune di San Paolo (BS), costituito nel 1928 e così denominato nel 1964, è costituito
dall'insieme di quattro comuni originari, dei quali rimane il nome nelle attuali
frazioni, e precisamente: Pedergnaga, Oriano, Cremezzano e Scarpizzolo con Trignano.

Pagus farraticanus

Con delibera n° 38 del Consiglio Comunale del 16/09/2002 è stato approvato il “Regolamento per l’istituzione della Denominazione Comunale di origine (De.C.O.)”
Con questo atto si è voluto dare riconoscimento e tutela della tipicità di questo antico cereale che è legato indissolubilmente alla terra di San Paolo, che già in epoca romana era identificata come “pagus farraticanus”.
Il Farro di San Paolo è un marchio che tutela l’acquirente sul fatto che tale prodotto è stato seminato e raccolto nel comune di San Paolo secondo un disciplinare che ne garantisce la genuinità e l’antica tipicità.

Comune di San Paolo
Pagus farraticanus



Ricette con il farro


IL FARRO DI SAN PAOLO - DAL SITO PAGUS FARRATICANUS

Paese del farro
Pagus farraticanus



Ricette sl farro

1° RISEMINA PAGUS FARRATICANUS - Dopo 2000 anni ri-seminato il farro sul territorio di SAN PAOLO -BS -antico “ Pagus Farraticanus “- Villaggio addetto alla produzione di farro - di epoca romana L'idea nasce in sordina , fin da quando è iniziata nel 1994 l'avventura di ricerca del gruppo “ Pagus Farraticanus”, fondato da alcuni appassionati della storia locale , che vogliono rivalorizzare la storia, le tradizioni e tutto quanto riguarda San Paolo : Il nome dell’Associazione, precorrendo ogni altro riferimento è derivato, come naturale derivazione,al territorio in cui operiamo e così indicato in epoca Romana-Pagus Farraticanus- e così testimoniato dall’ iscrizione su ara romana trovata in Pedergnaga nel 1824 - ed ora presso la cella mediana del Tempio Capitolino a Brescia, come descritto dal bel libro - intitolato appunto -Pagus Farraticanus -opera di Gian Mario Andrico e Floriana Maffeis, la cui presentazione del Dicembre 1999, ha coinciso non casualmente ma forse come per fatalità storica con la nostra semina del mese precedente . In epoca romana quindi il nostro territorio era capoluogo di uno dei tanti “ Pagi “ , o distretti Bresciani “ Pagus Farraticanus ” era “ villaggio addetto alla produzione del farro” Dopo alcune varie ricerche di storia locale effettuate dagli iscritti all’associazione ( a disposizione di chiunque ) questa idea della ri-piantumazione del farro come ai tempi dei romani, prende corpo , ma non poco abbiamo dovuto cercare il prezioso seme . Contatti con realtà agricole non consentivano almeno per due anni di avere riscontri precisi per l'acquisto della semente . Solo per un caso fortuito nell'ottobre 1999 riusciamo a conoscere una cooperativa nell'alta Garfagnana, precisamente a Piazza al Serchio, che senza non poche " gelosie", ma recependo lo spirito della nostra iniziativa, ci consentiva di avere 150 kg, della loro preziosa semente di farro " Triticum Dicoccum " . Perché la Garfagnana ?: perché la valle Lucchese ha avuto il riconoscimento Europeo di prodotto ad " I.G.P. Indicazione Geografica Protetta" che ha dato al farro della Grafagnana notorietà a livello internazionale, e perché dietro a questo antichissimo cereale , sta tutta la storia e la cultura millenaria di queste popolazioni che portarono il farro in questa area ancora prima della presenza dei Romani. Le consuetudini e gli usi trasmesse di padre in figlio hanno fatto di questo cereale , mai modificato della sua originalità genetica , un prodotto considerato un vero e proprio " pezzo di storia " tramandato fino ad oggi, e celebrato ogni anno con " Le Contee del farro - I sapori della storia " , incontri con i prodotti tipici di una terra antica , manifestazione col patrocinio Europeo e vari Enti nazionali . Per noi fautori di questo esperimento dal valore fortemente simbolico , il seminare 1 ettaro di terreno in località Scarpizzolo , messoci a disposizione gentilmente da un forte sostenitore dell’iniziativa , interesserà in misura marginale la resa per ettaro ma vi è già soddisfazione d’aver recuperato una coltura scomparsa dai nostri campi , facendola divenire un nuovo valore aggiunto alla storia di San Paolo, riteniamo foriera di richiami al nostro territorio in termini di immagine coniugando interesse verso il passato storico e culinario, ( rassegne gastronomiche ecc.) se il paese e gli operatori commerciali vorranno e sapranno debitamente sfruttarne le, certe, potenzialità. La crescita della prima semina è stata fruttuosa , il raccolto ottimo di metà luglio 2000 e del 2001, ha fatto riscoprire il rito antico della mietitura e una riscoperta gastronomica del ritrovato cereale . Il prodotto raccolto e successivamente “ brillato” è stato accompagnato da una bella, semplice manifestazione gastronomica nei primi giorni di Dicembre, con una degustazione del prodotto cucinato da cuoche giunte dalla Garfagnana. La resa per ettaro e gli sviluppi agricoli dell'esperimento, sonostati quindi vagliati -ritenendolo utile , da alcuni competenti agricoltori locali in termini di opportunità e rendita agricola , e le indicazioni ricavate anche per le successive fasi di "brillatura " hanno consentito di farsi una mappa per poter definire con le proprie Organizzazioni di categoria anche il puro aspetto economico di produzione e vendita di nicchia di " Farro di San Paolo"- riseminando ulteriori ettari di prodotto. Ma cos’è questo farro ? “Il farro è pazienza, il farro è attesa , il farro è la possibilità d’avere oggi un desiderio che sicuramente con un pò di buona volontà potrà soddisfare domani , rimanendone totalmente gratificati:. Il farro è il “ capostipite “ di tutti i frumenti oggi conosciuti, ed è stato per oltre 2000 anni l’alimento base delle popolazioni mediterranee e asiatiche . Farro è nome volgare del Triticum Dicoccum, frumento vestito, con le glume che aderiscono fortemente alla cariosside , poco diffuso in Italia , è pianta rustica , resistente al freddo e alle infestazioni parassitarie per cui in genere si ottiene un prodotto “ biologico”,non richiede e non soèpporta alcun tipo di concimazione,perché é estremamente sensibile a quie prodotti velenosi e perché una forte crescita dello stelo può dar luogo ad “ allettamenti “ con i temporali di prima estate , prima della maturazione in luglio : i nomi di granfarro, o spelta maggiore servono per distinguerlo dal faro piccolo o spelta minore ( triticum monococcum) che ha le sue stesse caratteristiche . Grazie alla sua “ insopportabilita” e alla sua impossibilità all’incrocio con altri tipi di cereale, il farro é stato risparmiato alla tecnologia genetica. La somiglianza del farro ad altri tipi di grano e la scarsa conoscenza ha fatto sì che oggi, in commercio, se ne trovano delle varietà 'false' (farricello o spelta). In commercio, oltre al farro in chicchi, macinato, spezzato, esistono ottime produzioni di pasta alimentare a base di questo antico cereale. La sua farina, a seconda del tipo di macinatura, è ottima sostituta del frumento nella preparazione di dolci, torte, semolini e pani. E’ cereale dal buon sapore , di alto valore energetico, attualmente coltivato in Garfagnana, in Umbria e Abruzzo e fortemente richiesto quale componente ( minestra di gran farro , insalata di farro ) nelle cucine tipiche, sopratutto toscana, dai sapori antichi ,e dalla cucina alternativa e biologica che richiamano frotte di cultori della genuinità ad ogni prezzo , e la sua riscoperta non è semplicemente dovuta al rinnovato interesse per le vecchie tradizioni. Cereale povero di amminoacidi , è richiesto per alimentazioni particolari , ricostituenti e antianemiche ricche di proteine cucinato con tutto , ideale con le verdure, può essere utilizzato per qualsiasi piatto al posto della pasta e del riso quale ricca fonte di vitamina A.B.C.E. , sali minerali,contiene fosforo, sodio, calcio, potassio e magnesio,e la crusca e gli olii contenuti nel germe lo rendono un emolliente intestinale ,antistipsi , rinfrescante, sazia e dà energia, nutre e non appesantisce . Svolge funzione ricostituente ed antianemica per la presenza di proteine, acidi grassi polinsaturi ed essenziali, ferro , manganese, rame e cobalto. La sua caratteristica principale è il suo potere antiossidante dovuto all’alto contenuto di selenio e acido fitico che si oppongono alla formazione dei radicali liberi che risultano i maggiori responsabili dell’invecchiamento e di ogni altra forma di degenerazione cellulare., tale da utilizzarlo a scopo medicamentale fin dal medioevo ( libro della cura delle febbri 1-15) ........se la natura non potesse pervenire allo stato , dee esser dieta più grossa , cioè farinata di farro!. Ancor oggi la cura del farro è alla base nel trattamento delle malattie dello stomaco e dell’intestino . Il farro è povero di aminoacidi essenziali ma tale carenza viene facilmente compensata dall'accostamento gastronomico con le leguminose Il farro è però ricco di : carboidrati- proteine - fibra alimentare -grassi pregiati- -importanti oligo elementi- vitamine in forma naturale- sostanze ricostituenti. Farro come il primo grano della civiltà dell’uomo , Plinio lo definì il “ primo cibo delle genti ” lo coltivavano i pastori nomadi della Palestina , Siria e dell’Egitto già nel 7000 a..C., e tale da lasciarne tracce nelle piramidi e tombe egizie , quale viatico ai trapassati . Dal medio oriente, gli Etruschi lo portarono in Italia e già Omero ne aveva cantato la “ campagna donatrice di farro “, divenendo cereale in uso ai romani per la panificazione, con abbondante produzione e mercato. Era il cibo delle spedizioni romane , ( le legioni di Roma spesso venivano pagate a farro ) ” farris ” cotto in zuppe e minestre per preparare il “ puls ” il piatto più comune e conosciuto nell’antica Roma o abbrustolito sotto forma di farina che mista al sale ( mola salsa = farina salata) serviva come offerta nei sacrifici esaltandone i poteri propiziatori con veri e propri riti simbolici . Una “ torta di farro “ veniva offerta agli dei campestri , così come a Demetra , la dea della terra , durante le “ idi di marzo” offerta con sale e chicchi di farro per propiziare il buon raccolto della stagione . Una di queste cerimonie religiose era la “ Confarreatio ” ; gli sposi rompevano un pane di farro e se ne cibavano insieme offrendone un altro a Giove , pronunciando parole sacramentali , alla presenza del “pontefice massimo” , di dieci testimoni e del “ flamines “ ( “ sacerdote “ di Giove : era una forma di matrimonio religioso riservato ai patrizi , riconosciuto nel diritto romano come costituzione della “ manus” , la famiglia romana . Anche nella Bibbia ( Ezechiele 44-30) si cita con il nome ebreo di “ Arisab “, e nel brano della moltiplicazione dei pani ( 2 Re- 4,42) si trova scritto .” Da Baal-Salisa venne un individuo , che offrì primizie all’uomo di Dio, venti pani d’orzo e farro che aveva nella bisaccia.Eliseo disse:” dallo da mangiare alla gente “ , M acolui che serviva disse : “Come posso mettere questo davanti a cento persone ?” . Quegli replicò : “ Dallo da mangiare alla gente .Poiché così dice il Signore : Ne mangeranno e ne avanzerà anche ”. Lo pose davanti a quelli , che mangiarono , e ne avanzò, secondo la parola del Signore . Nel medioevo fu il cereale più importante , usato per fare il pane ; ma negli ultimi cinque secoli sono stati preferiti cereali moderni che hanno avuto "rese" sempre più elevate. La "brillatura" del farro viene fatta ancora oggi con vecchie "macine a pietra" (si presume che non ce ne siano piu' di 15/20 in tutta Italia) e la qualità giornaliera in otto ore di lavoro dell'intera operazione di pulitura non supera mai i kg 300 di prodotto in chicchi. Ancora oggi con questo farro si fa il piatto nazionale libico, il “ Kibbè Libico “ così come viene cucinato in Marocco . Il farro nello stemma comunale di San Paolo Questo farro ha attinenza riconosciuta ufficialmente con il Comune di San Paolo , non solo nella citazione della lapide romana di cui abbiamo riscontro , ma anche con lo stemma Comunale ove compare , e ove è testimoniato nello Statuto Comunale al Titolo 1 , articolo 2 , ove si trova scritto: “ il Comune è dotato di un proprio stemma costituito da un drappo partito orizzontale grigio-rosso con al centro , nel grigio , la torre , e nel rosso , un farro di 5 spighe e contornato da alloro e quercia , sormontato da una corona .........” Ora sostituito con decreto del della Presidenza del Consiglio - studio araldico “ il Comune è dotato di un proprio stemma costituito da un drappo partito orizzontale grigio-rosso con al centro , d’argento , alla torre di rosso, mattonata di nero, fondata in punta , merlata alla guelfa di tre , munita di marcapiano, finestrata di nero con finestra a filo del marcapiano , chiusa dello stesso,al capo di rosso caricato da cinque spighe di farro , d’oro, poste a ventaglio . Vi è stata in passato una disquisizione sulle 5 spighe, in quanto la rappresentazione dello stemma è rimasta fino agli inizi degli anni “ 80, diversa dall’attuale . Sull’androne dell’ex Municipio, dai timbri precedentemente e ufficialmente riconosciuti, fino a tale data, vi è la rappresentazione di un covone di spighe di farro , e non già di 5 spighe . La riduzione delle spighe dello stemma , con variazione del 1982 approvata dal Consiglio Comunale di allora, fu dettata per indicare nelle 5 spighe, le altrettante frazioni “storiche “ di cui si compone il nucleo del “ Comune di San Paolo “, ovvero Pedergnaga -Oriano- Cremezzano-Scarpizzolo- Trignano, con le denominazioni toponomastiche rimaste invariate, e mai eliminate. Ora, l’unica testimonianza artistica dell’antico stemma Comunale, è rappresentata nell’androne del ristrutturato ex Municipio,ora Laboratorio Analisi del Latte, il cui proprietario Sig. Luciano Vailati, ha saggiamente salvaguardato e riportato ad antico splendore. a.s.

Farro di San paolo

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