Sito del Comune di San Paolo . Pagus farraticanus . Farro . Parco dello Strone . Amici del Laghetto
Il Comune di San Paolo (BS), costituito nel 1928 e così denominato nel 1964, è costituito
dall'insieme di quattro comuni originari, dei quali rimane il nome nelle attuali
frazioni, e precisamente: Pedergnaga, Oriano, Cremezzano e Scarpizzolo con Trignano.
Parco dello Strone
PARCO DELLO STRONE
Il fiume Strone è un corso d’acqua che nasce nella località di Scarpizzolo nel comune di
San Paolo per scorrere poi per un percorso di 18 km attraversando i comuni di San Paolo appunto,
Verolavecchia, Verolanuova e Pontevico, dove sfocia nel fiume Oglio.
Per la bellezza paesaggistica, la flora e la fauna ancora incontaminata e così ricca che si
sviluppa intorno al suo corso, la Regione Lombardia, acogliendo la richiesta dei quatto comuni
attraversati, lo ha riconosciuto “Parco locale di Interesse Sovraccomunale” con delibera n° 4/5188 del 21/02/90.
La gestione di tale area è affidata ad un apposito Consorzio il cui presidente è a rotazione uno dei quattro sindaci dei paesi citati.
La Superficie di tale parco è di 735 Ha, 70 dei quali presso il comune di San Paolo. Consigliamo di visitare la
località Laghetto, nelle cui vicinanze nasce il fiume Strone. Vi si possono trovare boschi, invasi d’acqua,
vari manufatti irrigui e la cascina Laghetto, già esistente dal ‘700, casa del custode del sistema
irriguo del laghetto che raccoglie la confluenza di ben ventidue portate d’acqua fra rogge, canali, fossi, ecc.
La bellezza ed il significato che tale località ha sempre avuto nel territorio di San Paolo ha dato vita
inoltre ad una associazione che a tale luogo fa riferimento: “Gli amici del Laghetto” che ha sede presso la località Laghetto stessa.
Chi volesse conoscere meglio storia, architettura, flora e fauna di tale parco
può avvalersi della pubblicazione “Natura, arte e cultura lungo il corso del fiume Strone” edita dal
Consorzio per la gestione del Parco Locale di Interesse Sovracomunale Fiume Strone (Comuni di San Paolo,
Verolavecchia, Verolanuova, Pontevico). |
IL LAGHETTO DEI SOGNI
Eccoci nel borgo ritrovato, lontano dal traffico delle due arterie stradali
che lo abbracciano a Nord ed a Est immersi nella innata e volutamente mantenuta sua quiete, a
dispetto di una posizione divenuta vicinale di traffico crocevia per genti diverse, che laboriosamente
distratte lo lambiscono quotidianamente.
Un borgo, Scarpizzolo, che accoglie nella sua semplicità con case e simboli di una operosità
antica di duro lavoro, con un palazzo antico di nobil nome, oppure l'antico e caratteristico mulino
ora silenzioso reperto, e dai segni più recenti di quello che è stata per anni simbolo di laboriosità
industriale fattasi di prestigio e portatrice di prosperità ed energie al paese, ora tristemente negata.
La nostra passeggiata inizia quindi doverosamente da questo borgo, Scarpizzolo,
che più di tutti, ne rivendica affettuosamente sia la paternità storica, sia un vincolo sentimentale
per averne condiviso più intensamente le vicende attraversato come da una lama dal torrente che è generatore
vitale del Laghetto che ci accingiamo a scoprire. Già il nome di Scarpizzolo, che deriva fino al XV sec.
Dall'anteriore nome Scarpizolum, è di origine incerta, e tradisce nella sua
etimologia un riferimento al fiume e al suo profondo legame, come alcuni studiosi
ritengono possa derivare da una "scarpa", considerato che il paese sorge su una scarpata o
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pendio dal fiume Strone, così come per altri, come il Gnaga e l'Olivieri, fanno derivare dal verbo "scarpà",
disossare, nel senso di zona disossata, bonificata.
Dalla piazza, ci avviamo per via Laghetto, posta di fronte alla Chiesa dedicata a San Zenone,
inoltrandoci in una stradina sterrata che ci allontana dall'abitato verso Sud, immergendoci
in campi coltivati e che più avanti, piegandosi sul fianco destro, divenuta tortuosa, ci fa giungere nell'area della nostra ricerca.
Ciò che ci accoglie per primo nell'area del Laghetto, con il suo profilo che pare dare rifugio
e tranquillità è il manufatto del sistema irriguo che si incontra è l'ottocentesco ed imponente
"Chiavicone Vecchio" (o Nord): col compito di regolare le acque dello Stronello forma quello che
era il primo invaso del Laghetto e che con le sue paratoie regola il livello delle acque, che
precipitando parecchi metri sotto, di fatto fanno nascere ufficialmente il Fiume Strone. Soffermandoci
sul massiccio parapetto in mattoni, si è avvolti dal silenzio rotto da un lieve fruscio dell'acqua che filtra fra le chiuse per precipitare sul fondo.
Il paesaggio circostante tradisce ancora la selvaggia bellezza di un tempo: una bellezza naturalistica intuita, quasi totalmente distrutta proprio dalla storia dei rapporti fra insediamento umano e ambiente consentendoci di individuare visibilmente i momenti e le cause di questa rottura di sapiente equilibrio naturale; rivolti a Nord si intravede il profilo del borgo, e si osserva quello che rimane dell'antico invaso alimentato dallo Stornello (indicato nella topografia Strone Bsso, ma per alcuni Strone Alto), che nasce da sorgenti in località "Corno" a Nord di Scarpizzolo e in colatori adiacenti, in ripe ombreggiate nella quale polle sorgive purissime e freschissime (fanno appannare i bicchieri, quando non sono di plastica), nel quale confluiscono per prime le acque del "calatore Stornelli".
E nello Stornello, più a Sud confluiscono tutti i vasi irrigui quando le acque delle rogge non servono per l'irrigazione o per evitare pericoli di piene (Rivoltella-Conta).
Il Laghetto qui ha le rive ricoperte da ondeggianti canne tra le quali vivono numerose gallinelle d'acqua e più rari porciglioni, unici, coraggiosi, tristi sopravvissuti diffidenti abitanti.
Tutt'intorno nella vallata, ora che i naturali boschi sono scomparsi, coltivazioni di pioppi in perfetto e monotono ordine su zolle di terra aridamente spianate.
Seguendo verso Sud l'argine dell'invaso e oltrepassando lo scolmatore, di cui diremo, si giunge allo slargo dell'invaso, quello Sud, formato per raccogliere le acque di rogge quali Arrivabene-provaglia-Torcola-Stornello, confluenti più a Nord, nella Menarola che a sua volta confluisce in un ruscello che nasce nella frazione Gerolanuova in una località posta fra la diroccata ex Cascina "Mangiaine" e la cascina "Celeste", che diviene di fatto a sorgente principale del Fosso Strone, ultimo ramo che confluisce nel Laghetto.
E' questo luogo una estesa polla d'acqua limpida, che ha l'incanto delle favole, incassato fra i campi e circondato da alte piante ove nidificano (censite) coppie di splendidi Cavalieri d'Italia e Aironi cenerini e alti uccelli.
E' questo luogo caratterizzata da una moltitudine di teste di fontanili che la alimentano, e l'acqua limpida inizia verso sud il suo viaggio giungendo infine al Laghetto.
Laghetto come zona quindi di un grosso confluire di acque, in totale ben 22 fra fossi, rogge, canali, dugali, adaquatori e colatori confluiscono e scaricano nell'invaso, non nato per caso, ma come che vi è già stato ha potuto constatare, alla sua formazione ha contribuito enormemente l'opera imponente dell'uomo nel corso dei secoli.
Questa zona, è parte di un territorio più vasto segna il confine fra una zona della cosiddetta alta pianura, che a settentrione giunge fino all'inizio delle colline e la fascia della "bassa" vera e propria, che si estende verso meridione fino al confine con il cremonese.
Caratteristica geologica di questa alta pianura è la sua permeabilità dovuta alla sua origine fluvioglaciale delle alluvioni ghiaiose che la solcano.
Siamo in presenza terreni sciolti (ghiaia, ciotoli) che assorbono grandi quantità d'acqua, la quale giungendo poi a contatto con la fascia dei fontanili, trova invece un fondo impermeabile che ne provoca l'accumulo e la costringe a risalire in superficie, da qui, opportunamente guidata e canalizzata, forma a volte invasi, o canali che vanno ad irrigare la pianura inferiore, la bassa, caratterizzata da terreni argillosi e sabbiosi, più tenaci da lavorare che godono dell'irrigazione.
La zona del Laghetto, di provenienza paludosa, si presume abbia avuto le prime opere di bonifica, di chiuse, costruzione argini, ascrivibili ai monaci Benedettini dell'abbazia di Leno (fondata da Desiderio Re dei Longobardi nel 758) che diedero un primo volto alla zona irrigua, verso il 1200-1250; si ipotizza, in mancanza di oggettivi riscontri storici, che abbiano avuto un dislocamento temporaneo in Scarpizzolo e che "laborando et pregando" hanno iniziato a trasformare malsane paludi in terre fertili e portatrici di salubrità, di frutti benefici.
Caposaldo di tale bonifica sul nostro territorio fu con tutta probabilità il monastero di Sant'Andrea al quale sarebbero appartenute le strutture medievali del sec X come suggerisce la carta Archeologica della provincia di Brescia.
Viene fatto risalire al V-VI sec. Il piccolo monastero, con l'opinione che Petronace lo abbia fondato per ospitare monaci errabondi dopo la distruzione del noto cenobio di Montecassino, il monastero di S. Andrea fu distrutto dagli Ungheri in una delle ultime invasioni barbariche, fatto per alcuni presente nell'immaginario popolare della zona.
Aldo Seccamani
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